L’E-Town meeting

la prima sperimentazione in Italia. Un percorso deliberativo per costruire la nuova legge regionale della Toscana sulla partecipazione

 
Il Town Meeting di Marina di Carrara ha rappresentato un momento di sintesi di un processo partecipativo promosso dalla Regione Toscana per elaborare una legge regionale sulla partecipazione.
L’idea era stata lanciata dal presidente Claudio Martini poco prima delle elezioni regionali del 2005. Con questo passo la Toscana aveva inteso dare un forte segnale di apertura verso la società  civile, proponendosi come la prima regione italiana a dotarsi di una legge generale sulla partecipazione. Subito dopo la rielezione di Martini la proposta  è entrata nel programma della nuova Giunta Regionale, sotto la responsabilità dell’assessore Agostino Fragai, che ha assunto la sfida e l’ha lanciata all’inizio del 2006 insieme ad un partner radicato sul territorio: l’associazione Rete Nuovo Municipio, molto impegnata in Toscana sul tema della partecipazione.
All’inizio non era chiaro né quali disposizioni avrebbe dovuto contenere questa legge né come si sarebbe dovuto procedere. Ma era chiara una cosa: la partecipazione a cui si intendeva fare riferimento era una cosa diversa dalla concertazione, ampiamente praticata in Toscana a tutti i livelli: non avrebbe riguardato le grandi organizzazioni, ma i singoli cittadini, associati o meno.
Un’altra scelta dirimente, e da subito impressa al percorso di formazione della nuova legge, ha riguardato le modalità di lavoro: i contenuti di una legge sulla partecipazione avrebbero dovuto emergere da un percorso di partecipazione; calarla dall’alto sarebbe stato una contraddizione in termini.
È stato quindi avviato un percorso che ha preso corpo gradatamente. L’amministrazione regionale sceglie di servirsi di due consulenze esterne, Luigi Bobbio (dell’Università di Torino), giurista ed esperto di processi decisionali inclusivi, e Avventura Urbana, società impegnata nell’organizzazione di eventi partecipativi. Viene così costituito un comitato tecnico-politico presieduto dall’assessore Agostino Fragai e composto dal suo dirigente Manuele Baghero, dal dirigente regionale del settore “Politiche per la partecipazione”, da un funzionario del settore “attività legislativa” (Fabio Sciola),  da alcuni esponenti della Rete Nuovo Municipio, e dai due consulenti esterni.
L’apertura del processo
Il processo prende avvio, il 13 gennaio 2006, con un incontro pubblico di lancio: circa 300 persone, amministratori locali, esponenti di associazioni e comitati, che in mezza giornata di lavoro espongono 35 interventi (inserire link alla trascrizione del convegno). In apertura l’assessore Fragai dichiara:
 
La Regione guarda alla partecipazione come ad un pensiero forte, non solo più inclusivo e democratico, ma anche più efficace e tempestivo nel raggiungimento degli obiettivi. Scommettiamo sulla maturità della società, sul senso civico dei cittadini e sul loro patrimonio di conoscenza e professionalità.
 
Gli fa eco il presidente Martini:
 
Voglio segnare con la mia presenza a questa assemblea il valore che l'intera Giunta Regionale dà a questo percorso che ci porterà alla stesura delle legge. … la partecipazione implica una diversa forma di manifestarsi del governo pubblico … Qualcuno ha detto che non si può ordinare la partecipazione per decreto, ma credo sia giusto definire un quadro normativo che incentivi, faciliti, dia dignità alla partecipazione.
 
Nel corso del dibattito vengono presentate le molte esperienze di partecipazione in corso, i dubbi e le richieste dei cittadini, e anche le osservazioni critiche. L’idea di che cosa debba contenere una legge regionale sulla partecipazione comincia a prendere forma anche se, accanto ad alcuni comuni denominatori – prima fra tutti la necessità di un maggior ascolto dei cittadini da parte delle amministrazioni locali – iniziano ad emergere concezioni di partecipazione anche molto diverse fra loro. Quello che si profila all’orizzonte è un percorso complesso e, come tutti i processi partecipativi, costellato da una moltitudine di punti di vista anche in contrasto fra loro. E proprio per questo si preannuncia ricco di sorprese.
Il processo di costruzione della legge è avviato. Per garantire la trasparenza del processo si attiva un sito internet (www.regione.toscana.it/partecipazione) attraverso il quale favorire la circolazione di materiali e attivare forum di discussione[1].
Si prevede che il percorso partecipativo prosegua per tutto l’anno e termini nell’autunno, per approdare alla redazione della legge nella primavera estate dell’anno successivo.
La tappa successiva è un convegno internazionale, molto affollato (350 persone), che si tiene il 19 maggio 2006 sul tema “Le vie della partecipazione”, nel quale viene offerta un’ampia rassegna delle metodologie partecipative adottate in diversi paesi (le presentazioni video degli interventi sono scaricabili sul sito).
La preparazione del Town Meeting
Fra l’inizio e il Town Meeting intercorre una fase di preparazione dei contenuti: è venuto il momento di entrare nel merito. Di che cosa deve occuparsi la legge sulla partecipazione? Quali sono le strategie migliori per diffondere la partecipazione? Quali regole vanno introdotte? Quali garanzie vanno date? Quali alternative e quali proposte vanno portate al Town Meeting, fissato per il mese di novembre?
A questo fine vengono organizzati, da parte della Rete Nuovo Municipio, della Regione o per iniziativa di enti o gruppi locali, una quarantina di incontri o workshop in diverse città della Toscana. Il tavolo tecnico-politico ha proposto una lista di questioni da sottoporre alla discussione, tra le quali: che cosa deve intendersi per partecipazione?, quali requisiti devono avere i progetti partecipativi?, chi può promuoverli?, deve esistere una certificazione di qualità della partecipazione?, la scelta dei progetti deve essere affidata a un soggetto indipendente e con quali caratteristiche?
Alla luce degli incontri in cui tali questioni sono discusse, alcune di esse risultano essere  troppo tecniche, altre troppo vaghe. Man mano che si procede la lista viene precisata e semplificata. Alla fine le questioni vengono riunite in tre grandi temi che, dopo aver ricevuto un avvallo dalla Giunta Regionale, diventano le sessioni centrali di lavoro del Town Meeting.
L’idea di fondo, emersa dal processo di ascolto del territorio, è che la legge dovrebbe offrire sostegno (finanziario e organizzativo) ai progetti di partecipazione promossi dagli enti locali e da associazioni di cittadini (tema 1: “Progettare insieme”), che dovrebbe aprire speciali canali di dibattito pubblico per i progetti dei grandi interventi infrastrutturali (tema 2: “Affrontare i progetti dei grandi interventi”) e che dovrebbe offrire ai cittadini strumenti e conoscenze per gestire meglio la partecipazione (tema 3: “Saperne di più”).
La partecipazione al Town Meeting è aperta a tutti i cittadini maggiorenni residenti in Toscana, previa iscrizione. Si iscrivono in circa 500. Tra di essi, una ventina di cittadini “qualsiasi” sorteggiati tra i residenti nella fascia costiera.
Tutti i partecipanti ricevono in anticipo una guida che spiega il funzionamento della giornata e illustra i temi oggetto della discussione (la Guida al partecipante è scaricabile dal sito).
Il Town Meeting : Un grande evento di democrazia deliberativa
La democrazia deliberativa, secondo un’efficace sintesi di Luigi Bobbio, è basata su un’idea di democrazia che “...non consiste nella conta dei voti tra posizioni precostituite, secondo il principio di maggioranza, o nella negoziazione tra interessi dati, ma nella discussione fondata su argomenti (deliberation, in inglese) tra tutti i soggetti coinvolti dal tema sul tappeto. Le numerose esperienze pratiche che si richiamano alla democrazia deliberativa si fondano perciò su due pilastri: da un lato l’uso del confronto argomentato, dall’altro l’inclusione di tutti gli interessi e i punti di vista che sono toccati dall’oggetto della discussione”.
Con la scelta di organizzare un Town Meeting, per la fase culminante del percorso di ascolto del territorio, la Regione Toscana ha voluto espressamente indirizzarsi ad uno strumento di democrazia deliberativa. L’obiettivo esplicito infatti è stato quello di:

  1. costruire uno spazio di confronto argomentato, permettendo ai partecipanti (divisi in piccoli gruppi e informati dalla Guida del partecipante), di discutere in modo consapevole dell’argomento in questione;
  2. includere tutti i punti di vista toccati dall’argomento in discussione, invitando e selezionando i partecipanti secondo alcuni criteri volti a garantire l’eterogeneità dei punti di vista (si veda dopo nella sezione “chi ha partecipato”)

L’obiettivo atteso dell’evento, reso esplicito nella Guida al partecipante era quello di fornire alla Regione le linee guida per la stesura della legge, indicando le principali esigenze a cui la legge potrebbe rispondere e come potrebbe farlo.
Con questa scelta la Regione ha inteso distinguersi da qualunque altra esperienza precedente in materia di legislazione regionale, aprendo esplicitamente il processo alla partecipazione sia nella fase di costruzione dei contenuti sia, come vedremo, nella fase di elaborazione del disegno di legge.
 
La  prima tappa miliare
 
Il 18 novembre 2006 la Regione Toscana ha raggiunto la prima tappa miliare di un percorso che ha voluto fin dall’inizio innovativo: è il primo Town Meeting realizzato da una Regione italiana per definire i contenuti di una legge.
Il grande padiglione della fiera di Marina di Carrara ospita 408 persone, distribuite attorno a 48 tavoli, impegnate a discutere per l’intera giornata. Ogni tavolo è assistito da un volontario che funge da facilitatore e scrive su un computer gli argomenti che via via emergono dalla discussione. Tutti i computer sono collegati in rete e i commenti provenienti dai tavoli arrivano a un gruppo di dieci volontari (la theme team) che li selezionano e, alla fine di ognuna delle tre sessioni, ne propongono una sintesi che viene proiettata sul grande schermo. Subito dopo la stessa theme team formula alcune domande sui temi del dibattito (con risposte alternative predeterminate), a cui i partecipanti possono rispondere immediatamente grazie a un telecomando che ciascuno di loro ha a disposizione. I risultati del televoto sono subito riportati sullo schermo. Al termine della giornata i 400 partecipanti avevano affrontato i tre temi previsti e avevano risposto con il televoto a 26 domande, di cui 7 nella fase introduttiva (caratteristiche delle persone presenti e loro motivazione), 4 nella fase finale (valutazione dell’evento) e 15 riferite al merito dei tre temi affrontati nelle tre sessioni. I partecipanti hanno ricevuto in serata un rapporto istantaneo con i risultati delle tre sessioni e delle votazioni.
La metodologia seguita in questa giornata è quella dell’electronic Town Meeting[2]. Si tratta di uno strumento di democrazia deliberativa particolarmente potente: perché consente a un alto numero di partecipanti di esprimersi, ragionare tra di loro a piccoli gruppi e, alla fine, di prendere posizione con il voto. Non è una come una classica assemblea dove pochi parlano e molti ascoltano; non è come un referendum in cui tutti votano, ma senza aver discusso. Nel corso della giornata è emersa dai tavoli qualche critica verso questa impostazione, giudicata da alcuni troppo rigida, e soprattutto verso alcune domande che erano parse estemporanee rispetto alla discussione. Ma alla fine, il 74% si è detto “molto” o “abbastanza” soddisfatto del metodo adottato; e l’85% ha risposto che lo strumento del Town Meeting “porrebbe essere utile per definire altre questioni di interesse collettivo”.
 
Il clima di lavoro è variato notevolmente durante la giornata: inizialmente è stato connotato da una diffusa diffidenza nei confronti dell’iniziativa, causata dal timore che gran parte delle decisioni fossero già state prese e che le voci critiche sarebbero state filtrate. Lavorando insieme il clima è progressivamente migliorato, e la diffidenza si è via via attenuata.
A conferma di quanto appena espresso, al termine della giornata, come si può vedere dai risultati delle domande finali di valutazione dell’evento, si è registrato un livello mediamente buono di soddisfazione.
Rispetto alla metodologia utilizzata quasi il 74% per partecipanti si è dichiarato soddisfatto (molto il 30,31% e abbastanza il 43,63%) e solo una percentuale bassa di partecipanti si è dichiarata non soddisfatta (4,82%). Coerentemente, alla domanda che indagava sull’opportunità di adottare il TM per altre questioni di interesse collettivo, quasi l’85% ha risposto di si, differenziandosi solo sul tipo di argomento (37,76% “tutte le volte che sarà possibile” e 47,20% “solo per certi argomenti”).
Sempre in merito alla metodologia si è chiesto ai partecipanti di indicare quali aspetti avevano maggiormente apprezzato e quali invece ritenevano migliorabili. Sulla prima domanda la grande maggioranza (84%) si è espressa a favore del metodo di discussione per piccoli gruppi (quasi 47% apprezzando il fatto di poter discutere con punti di vista diversi da proprio e 37% il fatto di essere in tanti ma di poter lavorare per piccoli gruppi).
Solo il 10,43% ha apprezzato di più il fatto di potersi esprimere individualmente con il televoto. Analogamente nella seconda domanda sono emersi suggerimenti per valorizzare il contributo personale alla discussione: alcuni avrebbero voluto poter decidere gli argomenti durante la giornata (28%), altri avrebbero voluto più tempo per discutere (22,83%) e altri non vorrebbero cambiare nulla (12,34%).
In ultimo è importante sottolineare che, a fronte di una richiesta avanzata dai tavoli attraverso l’invio dei commenti, è stata formulata la proposta di individuare un rappresentante per ogni tavolo, da coinvolgere nelle successive fasi di formulazione della legge. In seguito a questa proposta è stata anche lanciata la domanda, sottoposta a televoto a fine giornata, “Dobbiamo dare continuità a questa giornata?”. Il risultato è una risposta corale affermativa (complessivamente il 94.6%), equamente suddivisa fra coloro che vorrebbero che tutti i partecipanti fossero coinvolti nella formulazione della legge e coloro che preferiscono delegare al rappresentante di tavolo.
I contenuti delle discussioni e dei momenti di telefoto
 
Gli argomenti da discutere, così per come sono stati proposti nella Guida al partecipante, sono stati ritenuti interessanti dalla gran parte dei partecipanti, che erano già preparati sui temi oggetto dell’evento. Tuttavia per le persone meno esperte i contenuti sono a volte risultati un po' difficili e troppo densi: secondo alcuni potevano essere ancora ridotti e semplificati. In generale molti partecipanti avrebbero voluto avere più tempo a disposizione per la discussione.
Diverse persone hanno avuto l'impressione che le opinioni critiche nei confronti della Regione venissero filtrate: questa opinione ha avuto un picco nel mezzo della giornata, quando dai tavoli è pervenuta alla TT una serie di commenti critici o polemici che la TT ha raccolto e presentato in forma sintetica alla sala. Dopo questo episodio il livello diffidenza si è notevolmente abbassato ed è cresciuto invece un atteggiamento di fiducia e lo spirito costruttivo verso il meccanismo di selezione dei commenti adottato.
Dal punto di vista dei membri della TT, composta da volontari molto preparati sugli argomenti delle discussioni (semplici cittadini, ricercatori universitari e funzionari regionali), la qualità dei commenti ricevuti dai tavoli è stata giudicata piuttosto buona. I commenti erano quasi sempre pertinenti e interessanti. In alcuni casi arrivavano dai tavoli esempi e racconti di casi specifici.
I membri della TT si sono dichiarati soddisfatti del lavoro di analisi e di sintesi da loro svolto: hanno sentito di  svolgere un lavoro intenso e complesso, che alla fine era in grado di restituire la ricchezza e l’articolazione dei messaggi ricevuti. La sensazione finale è stata che le sintesi elaborate dai coordinatori della TT fossero più ricche di contenuti e più fluide rispetto a quelli della Guida al partecipanti e questo è stato giudicato un risultato di successo e di buon funzionamento del metodo e-TM.
Come sopra accennato al termine della giornata è emersa l’opportunità che ogni tavolo eleggesse un proprio rappresentante. La proposta è stata colta dalla maggior parte dei partecipanti come un'occasione da non perdere e diversi tavoli si sono scambiati gli indirizzi e-mail per continuare a scambiarsi le opinioni e le informazioni sul percorso della legge, anche per aiutare, ed eventualmente alternare, il rappresentante individuato.
Uno degli elementi di criticità dell’evento è stato il sistema del televoto che in taluni casi ha portato alcuni partecipanti a percepire le domande poste come eccessivamente distanti dai contenuti delle discussioni. A tale perplessità si è risposto con un intervento chiarificatore del prof. Bobbio, che ha evidenziato il fatto che le domande che venivano sottoposte, ancorché non perfettamente rispondenti a quanto emerso dalle discussioni, consentivano di chiarire alcuni aspetti deliberativi correlati alla redazione della legge sulla partecipazione. Dopo questo momento di chiarimento il clima generale di lavoro è migliorato.
 
Per l’analisi dei risultati, si veda sul sito, il report conclusivo del TM.
 
Per una sintesi, riportiamo qui l’intervento del Presidente della Regione Toscana, Claudio Martini:
La legge regionale sulla partecipazione dei cittadini
Introduzione di Claudio Martini, Presidente della Regione Toscana
Questa legge cambia metodo, percorso e filosofia. Non si tratta più di decidere, annunciare e difendere, ma di presentare un problema, discuterlo con  cittadini, esperti ed associazioni e poi, alla fine di questo percorso, decidere. Vogliamo avviare una negoziazione preventiva, vogliamo che tutti i problemi siano conosciuti dai cittadini e che la gente abbia la possibilità di esprimere un giudizio compiuto prima della decisione finale.
La legge regionale sulla partecipazione traccia un percorso che incentiva, facilita e attribuisce nuova dignità al tema della cittadinanza, recepisce le segnalazioni critiche dei limiti, dei ritardi e delle contraddizioni che ci sono stati imputati da alcuni rappresentanti dei cittadini nel corso di questi mesi di lavoro preparatorio.
La nuova legge deve produrre un salto di qualità nel livello di partecipazione della società toscana alle principali scelte di governo, a partire dagli obiettivi prioritari: rilanciare lo sviluppo sostenibile e rafforzare la coesione sociale. Sono esigenze che si pongono in modo acuto ed urgente, con il rischio che la qualità delle risposte non sia all’altezza dei problemi e che si produca un ulteriore scollamento tra politica e cittadini.
Oggi il problema più serio è quello di ridurre l’area consistente di opinione pubblica che non partecipa alla vita della comunità di appartenenza. Dobbiamo costruire opportunità e procedure per facilitare ed incentivare frequenza e qualità dei rapporti, evitando modi vecchi di affrontare problemi nuovi.
Vogliamo un incontro dinamico e produttivo tra la democrazia partecipativa, democrazia diretta (referendum, elezioni primarie, iniziativa popolare) e democrazia rappresentativa (istituzioni, partiti), per assegnare ai cittadini ed alle loro associazioni un ruolo attivo all’interno dei processi decisionali.
Occorre evitare sia le scelte prese in “stanze chiuse”, sia i percorsi partecipativi incapaci di produrre decisioni condivise, con grande attenzione al rapporto tra partecipazione e decisione, perché la democrazia ha bisogno di risultati concreti, altrimenti perde di credibilità.
Con la nuova legge sulla partecipazione vogliamo alimentare un nuovo rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni ed  arricchire la qualità della vita democratica con strumenti nuovi ed efficaci.
 
        Claudio Martini

[1] Tutti i documenti relativi al process
o toscano, comprese le registrazioni video delle assemblee e dei convegni si trovano sul sito: www.regione.toscana.it/partecipazione/. Ulteriore documentazione è reperibile presso: www.nuovomunicipio.org/documenti/partoscana.html
 

2 La metodologia, concepita inizialmente con il nome di 21th Century Town Meeting e messa a punto negli Stati Uniti da America Speaks (www.americaspeaks.org/), è stata riproposta nel 2005 in Italia, con qualche adattamento, da Avventura Urbana (www.avventuraurbana.it).

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Manuele Braghero
Manuele.braghero@regione.toscana.it